sabato 26 gennaio 2013

La santità è di casa nella nostra Chiesa diocesana!








Mons. Giovan Battista Pichierri
Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie
Titolare di Nazareth
La santità è di casa
nella nostra Chiesa diocesana!

Da questo numero il periodico “Dio e i Fratelli”
abbraccia tutti i Servi di Dio dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie
Sono già trascorsi sedici anni di vita del bollettino “Dio e i Fratelli”… e non li dimostra! Sorse per interessamento di don Sabino Lattanzio, all’epoca vice postulatore, come “Periodico trimestrale d’informazione sulla Causa di Canonizzazione del Servo di Dio sac. Raffaele Dimiccoli”, introdotta il 1° maggio 1996, a quarant’anni dalla morte del Servo di Dio barlettano, e conclusasi il 25 maggio dell’anno seguente. Con il primo numero del 2006 del suddetto Bollettino, il raggio di informazione fu allargato a un figlio spirituale dello stesso mons. Dimiccoli, il sacerdote diocesano di Barletta don Ruggero Caputo, del quale il 1° maggio dello stesso anno fu da me introdotta la fase diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione, felicemente conclusasi il 25 luglio 2007.
Queste Cause, atte a mettere in luce i fiori più belli di santità fioriti nella nostra Chiesa diocesana, si andavano ad aggiungere a quelle già introdotte in precedenza, riguardanti il Servo di Dio padre Giuseppe M. Leone, redentorista di Trinitapoli, suor Maria Chiara Damato, clarissa barlettana, don Pasquale Uva, prete diocesano biscegliese, Luisa Piccarreta, laica, terziaria domenicana di Corato. Ultimamente il Santo Padre Benedetto XVI ci ha fatto dono del riconoscimento della Venerabilità di suor Damato (2 aprile 2011), di mons. Dimiccoli (27 giugno 2011) e di don Uva (10 maggio 2012).
A ben ragione il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il 31 ottobre scorso, vigilia della Solennità di tutti i Santi, venendo in mezzo a noi per rendere grazie alla Trinità Santissima del dono dei tre nostri Venerabili, ha sollecitato santamente il nostro “orgoglio” dicendo: “La vostra gloriosa Diocesi sta vivendo una vera primavera di santità!”.
Carissimi sacerdoti, consacrati nella vita religiosa e fedeli laici a me affidati, vi esorto a non sottovalutare questa fioritura di santità, impegnandoci a conoscere e ad amare i santi di casa nostra. Spinti dai loro fulgidi esempi, ci porremo anche noi l’interrogativo del grande padre della Chiesa Agostino d’Ippona: “Si isti et istae, cur non ego?”. Per questo motivo, plaudo la sollecitazione del Postulatore Diocesano, mons. Sabino Amedeo Lattanzio, di estendere, a partire da questo numero, il Bollettino di informazione a tutti i candidati alla santità della nostra diletta Arcidiocesi di Trani - Barletta - Bisceglie e Nazareth. Sarà premura degli interessati della diffusione della conoscenza dei diversi Servi di Dio e Venerabili a far pervenire il materiale al Postulatore Diocesano tramite l’indirizzo e-mail: postulazione@arcidiocesitrani.it.
Tendere alla santità non è un lusso di pochi ma è un dovere di tutti perché è Dio stesso che ce lo richiede:“Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono Santo” (Lv 19,1). Questo è il miglior modo per vivere l’Anno della Fede in corso.

Barletta, 30 dicembre 2012
Solennità di San Ruggero, vescovo
X Giovan Battista Pichierri
arcivescovo


tratto da www.dioeifratelli.it

martedì 24 gennaio 2012

n. 1 Gennaio-Marzo 2012 - Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie
   
 
Periodico trimestrale d'informazione sulle Cause di Canonizzazione del Venerabile sac. Raffaele Dimiccoli e del Servo di Dio sac. Ruggero Caputo
 

Don Ruggero Caputo promotore
del laicato, nel ricordo di Anna Salso
Nella mattinata del 2 gennaio u.s., all’età di 91 anni, si è spenta serenamente, così come è vissuta, la sig.ra Anna Salso vedova Giannella, discepola della prima ora del servo di Dio don Ruggero Caputo e terziaria domenicana.
Moglie e madre esemplare, ha saputo portare avanti la sua famiglia in modo encomiabile.
Anche all’interno della comunità parrocchiale di San Giacomo Maggiore, culla della sua fede, ha lasciato il “profumo di Cristo”. Guidata fin da piccola dal suo amato “Direttore”, si è distinta per un particolare amore verso l’Eucaristia. Fino a quando la salute glielo ha permesso, immancabilmente ha partecipato alla santa Messa quotidiana mattutina e il giovedì, subito dopo la Celebrazione Eucaristica, circondata da altri fedeli, ha animato l’ora di Adorazione Eucaristica. Il suo ricordo rimanga in benedizione nel cuore e nella mente di quanti l’hanno conosciuta e hanno usufruito della sua amicizia. La sua testimonianza cristiana contagi tante altre persone di buona volontà perché diventino anch’esse soprattutto all’interno delle famiglie “luce, lievito e sale” di vita evangelica. A edificazione comune riporto alcuni passaggi tratti dalla deposizione processuale fatta dalla nostra carissima Anna il 20 settembre 2006 sulla vita, le virtù e la fama di santità del servo di Dio don Ruggero Caputo.
“Don Ruggero Caputo merita di essere elevato agli onori degli altari: tutta la sua vita canta le sue lodi! Ed è mio desiderio che ciò avvenga quanto prima. L’ho conosciuto personalmente da giovane quando nel 1940 fu nominato viceparroco della mia parrocchia di San Giacomo Maggiore, e l’ho seguito fino alla sua morte. Don Ruggero ha inculcato in me una grandissima devozione verso Gesù Sacramentato e mi ha guidato verso il Suo amore. Ancora oggi ogni giovedì, dopo la santa Messa delle ore 8,30 che si celebra nella parrocchia di San Giacomo Maggiore, con altre mie amiche sono promotrice di un’ora santa di adorazione, in virtù di un impegno preso oltre quarant’anni fa davanti al Direttore. Avviammo questa santa iniziativa con la signora Giulia Lemma e con Palmina Lionetti, donne di santa vita.Per me don Ruggero è stato un sacerdote molto esemplare per la devozione che portava a Gesù Sacramentato; lo vedevamo sempre in ginocchio in un angolo della cappella del Santissimo.
Una mattina mi recai presso la parrocchia dello Spirito Santo - nel periodo in cui il Direttore era lì viceparroco - e lo trovai che, come al solito, era in ginocchio tra i banchi, tutto assorto in preghiera col volto trasfigurato e con lo sguardo rivolto al Tabernacolo. Lo distolsi dalla preghiera chiedendogli di confessarmi. Alla mia richiesta mi rispose in atto di supplica: “Figlia mia, vieni in un altro momento, fammi stare con Gesù!”. Fu quello il momento in cui compresi maggiormente l’amore che don Ruggero portava a Gesù. Il Servo di Dio passava per le strade e accarezzava i bambini che gli correvano dietro e distribuiva le caramelle che abitualmente portava in tasca, come espediente di attrazione. Entrava nelle case per visitare i malati e gli anziani. Il Direttore, però seppe attirare in modo particolare la gioventù.
Ricordo che i tre miei figli gli volevano un gran bene e lo seguivano volentieri in tutte le iniziative della parrocchia. Egli fu un vero papà, sempre pronto ad incoraggiare e a dare il necessario sostegno spirituale al momento propizio. La sua caratteristica fu quella di confessore e direttore di anime. In questo fu molto ricercato sia dai fedeli che da molti suoi confratelli sacerdoti, specie quelli più giovani di lui, i quali, ricordo, di sovente lo venivano a trovare per confessarsi e per chiedergli consiglio.
Don Ruggero ebbe una singolare passione per la cura delle vocazioni, e dalla sua famiglia spirituale si donarono totalmente al Signore circa duecento tra suore e consacrate nel mondo e oltre una decina di sacerdoti. Egli però non ha mai trascurato le penitenti che, come me, avevano contratto matrimonio. Ricordo che quando il Servo di Dio fu nominato Direttore del Nuovo Oratorio San Filippo Neri, nei giorni che precedevano il martedì mattina, momento dell’adunanza, immancabilmente faceva passare per le nostre case Mariettina Doronzo, che con sollecitudine ci ricordava di essere presenti a quell’appuntamento settimanale voluto dal Direttore esclusivamente per noi sposate, per darci tante raccomandazioni circa il nostro modo di comportarci con i propri mariti e con i propri figli.
Durante l’Anno Santo del 1950 il prevosto don Sabino Cassatella commissionò a un artista di Ortisei una statua in legno della Madonna Pellegrina, simile a quella che girò per le città della Diocesi, ma di dimensioni più piccole. La statua, dopo essere stata benedetta dal vicario generale di Barletta, mons. Raffaele Dimiccoli, cominciò a girare per le case della parrocchia di San Giacomo, a partire dalla casa canonica. Il giorno in cui la Madre Santissima venne a visitare la mia casa l’accolsi umiliata, ma con tanto amore, perché le mura domestiche erano di dimensioni piccole e la mia famiglia poverissima.
Nella serata si presentò don Ruggero per animare il momento di preghiera e vide tutti i membri della mia famiglia riuniti. In quella circostanza il Direttore mi disse tra l’altro che quella visita sarebbe stata un’ulteriore benedizione che scendeva su di noi, in quanto la Madonna non abbandona mai chi si affida a Lei. Ed è stato così! Dopo tanti sacrifici, io e mio marito siamo riusciti ad acquistarci una casetta dove abitare e, grazie a Dio e alla Madonna, anche i miei figli hanno avuto una sistemazione dignitosa.
Nelle difficoltà che ho trovato soprattutto nei primi anni di matrimonio nel portare avanti la mia famiglia, egli mi diceva sempre: “Pensa a Gesù, rivolgiti alla Madonna e vedrai che ogni cosa si appianerà”.
Il Servo di Dio aveva una grande fiducia in Gesù e nella Madonna, e questa fiducia la infondeva anche in noi sue figlie.
Egli amava molto la preghiera e ci insegnava che lo scopo principale della nostra vita doveva essere l’amore, l’umiltà e l’adorazione. Tante volte mi diceva: “Proprio perché sei una mamma devi pregare di più”. E ancora: “Non lasciare mai Gesù e non te lo fare mai togliere da nessuno!”.
Quando nel 1947 mi sposai non avevo neanche un soldo per far celebrare la santa Messa. Egli, vedendomi mortificata, mi disse: “Non ti preoccupare, ti farò una bella celebrazione”. Benedisse le nostre nozze in San Giacomo, nella cappella del Sacro Cuore di Gesù. In quella circostanza piangevo per l’emozione, ma soprattutto perché, nonostante le nostre difficoltà, il Servo di Dio ci fece sentire come dei principi.
Ricordo le belle parole di incoraggiamento che ci rivolse in quella circostanza.
Solitamente mi accoglieva sempre con amore e con grande disponibilità. Diceva sempre: “Non ti scoraggiare, continua ad andare avanti, i risultati si raccolgono nel tempo”. Tuttavia egli non aveva paura di richiamarci perché voleva correggerci. Se durante la confessione cominciavo a parlare dei difetti degli altri egli mi ammoniva: “Ma io sto confessando te o un’altra persona?”. Voleva che ognuno di noi doveva prendersi le proprie responsabilità e non scaricare sempre su gli altri le colpe. Per noi il Direttore è stato un vero padre: conosceva tutto di noi e ogni sua parola ce la faceva arrivare al momento propizio come manna celeste. Per le tante incomprensioni subite da parte dei parroci, don Ruggero dovette cambiare diverse destinazioni.
Quando nel 1974 lasciò per l’ultima volta la parrocchia di San Giacomo, essendo Santa Maria degli Angeli molto distante dal nostro territorio, lo supplicammo di venirci a confessare nella vicina parrocchia di Sant’Agostino. Dopo un po’ di tempo gli chiedemmo di ritornare a San Giacomo. Eravamo coscienti che ciò che gli chiedevamo gli sarebbe costato molto, perché si trattava di ritornare in un luogo da lui tanto amato ma che, purtroppo, era reso ostile dalla presenza del parroco del tempo che lo aveva sempre contrastato. Eppure don Ruggero, nella sua grande virtù e per amore nostro, accettò di venire a San Giacomo ogni 15 giorni, di venerdì, per confessarci. Si consumò a causa di un tumore maligno. Negli ultimi mesi diverse volte sono andata a trovarlo in ospedale, ricevendo da lui una grande testimonianza di serenità e di abbandono alla volontà di Dio. Anche durante quell’ultima malattia non si è stancato mai di esortarmi a vivere sempre in comunione con Gesù.
Don Ruggero è sempre nei miei pensieri, me lo sento sempre vicino e spesso lo sogno di notte che mi sorride.
n. 1 Gennaio-Marzo 2012 - Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie
   
 
Periodico trimestrale d'informazione sulle Cause di Canonizzazione del Venerabile sac. Raffaele Dimiccoli e del Servo di Dio sac. Ruggero Caputo
 
Prepariamoci a vivere l’Anno della Fede
con il servo di Dio don Caputo
“... finché Cristo non sia formato in voi!” (Gal 4,19)
“Il Cristianesimo non è una nuova dottrina o una nuova morale. Cristiani siamo soltanto se incontriamo Cristo”; così ebbe a ribadire il Santo Padre Benedetto XVI durante l’udienza generale del mercoledì 3 settembre 2008. È solo in questa relazione personale con il Signore Risorto che possiamo sperimentare la Sua presenza, “possiamo toccare il Cuore di Cristo e sentire che Egli tocca il nostro”. Questa è stata la felice esperienza dei discepoli di ogni tempo che, lasciandosi conquistare e pervadere dalla Sua presenza, si son fatti apostoli, testimoni della Sua risurrezione: “Quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della Vita […], quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi" (1Gv 1,1.3).
Per colui che sperimenta la presenza benefica del Cristo che per nostro amore ha dato tutto se stesso fino alla morte, non conta più nulla; anche ciò che prima era fondamentale ed essenziale diventa“spazzatura”. Non è più “guadagno”, ma una “perdita”, perché ormai conta solo la vita in Cristo Gesù. Questa è stata l’esperienza di Paolo (cfr Gal 2,20; Fil 2,7-8), questa è stata anche l’esperienza del nostro indimenticabile servo di Dio don Ruggero Caputo il quale, conquistato pazzamente da Gesù si è fatto banditore del Suo amore in mezzo ai fratelli, senza 
paura di essere ostacolato e perseguitato a causa del Suo Nome. Sua unica finalità nelle fatiche apostoliche fu quella di“condurre ad ogni costo ogni persona a Cristo”, cominciando dai piccoli e dai giovani, “cera vergine”, perché potessero “sciogliersi” davanti a Lui, in quanto Lui solo può sciogliere le nostre ansie e i nostri timori, e colmare le nostre attese.
“Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Gv 6,68), disse un giorno l’apostolo Pietro, dopo aver sperimentato i gesti di amore e di compassione del suo Maestro divino.
Infatti, se Gesù ha dato la vita per tutti noi, fino a versare il suo sangue, potrebbe mai Egli tradire la nostra fiducia e condurci per sentieri sbagliati?
Di qui il monito lanciato dal nostro Servo di Dio - forte della sua esperienza di direttore di anime - a stare in guardia per resistere contro la diffusa cultura nichilista che tenta in tutti i modi di strappare Cristo e il suo messaggio dalle nostre coscienze. Per i fedeli che l’ascoltavano - prendendo in prestito alcune espressioni di padre David M. Turoldo - don Ruggero fu “spada di fuoco”, pronta a riscaldare i cuori, a sciogliere il gelo della indifferenza, dell’ostinatezza e della sfiducia, e per illuminare le menti confuse. Ma fu anche “linea fulminante”, pronta a consumare l’oscurità della notte. Quanti, grazie agli ammonimenti racchiusi nel fermo consiglio e al discernimento fatto sotto la sua guida sicura, hanno ritrovato la via maestra che porta a Cristo! Ancora una volta egli ci esorta a lasciarci formare e pervadere da Gesù benedetto, l’unico amico che non tradisce, che non può farci del male. Spesso diceva: “Senza di Lui è tenebra dentro di me, e attorno a me non senso”.
È stata una vera grazia per Barletta l’essere stati affiancati da santi sacerdoti “teofori”, quali don Caputo e il venerabile don Raffaele Dimiccoli, che ci hanno fatto respirare il soprannaturale come una cosa naturale. Se la nostra città benedetta è stata terreno fecondo di oneste famiglie, vivaio privilegiato di vocazioni sacerdotali e religiose - soprattutto di donne che ancora riempiono tanti monasteri di clausura e istituti di vita religiosa - questo lo si deve al radicato amore per Cristo succhiato fin dal seno materno, perché predicato e testimoniato da tanti degni ministri dell’altare.
La fortuna di un buon sacerdote è se lascia nella parrocchia il profumo delle sue virtù. Profumo per la parrocchia ma profumo anche per la Diocesi.
A volte, infatti, la fortuna della diocesi è la presenza di qualche sacerdote che ha fatto scuola, che è stato maestro di vita spirituale, che ha istruito bene, che ha creato delle personalità sicure in mezzo ai suoi giovani, che adesso sono uomini. Il Santo Padre ha annunciato che nel prossimo 11 ottobre aprirà l’Anno della Fede, in occasione del cinquantesimo di apertura del Concilio Vaticano II. In questo periodo: “Dovrà intensificarsi la riflessione sulla fede per aiutare tutti i credenti in Cristo a rendere più consapevole ed a rinvigorire la loro adesione al Vangelo, soprattutto in un momento di profondo cambiamento come quello che l’umanità sta vivendo… perché - puntualizza il Pontefice - ognuno senta forte l’esigenza di conoscere meglio e di trasmettere alle generazioni future la fede di sempre”.
Sia il grido corale quello del nostro amico di viaggio, don Ruggero Caputo, grido carpito a sua volta dalle labbra e dal cuore infuocato del suo maestro, il venerabile mons. Raffaele Dimiccoli: “Signore, accrescici la fede! Signore, conservaci la fede!”.
Mons. Sabino Amedeo Lattanzio
Postulatore Diocesano

tratto da: www.dioeifratelli.it
n. 1 Gennaio-Mar